Eugenio Salvino

Eugenio Salvino

Il Faro era allora una torre argentata, brumosa, con un occhio giallo che s’apriva improvviso, senza rumore, la sera.
Ora- James guardò il faro. Poteva vedere le rocce bianco calce, la torre nuda e diritta; vide anche che era dipinta a strisce bianche e nere, che c’erano delle finestre….
Alla svelta, come se qualcosa di là la chiamasse. Si voltò verso la tela. Eccolo il suo quadro. Sì, con i verdi e gli azzurri, le linee correvano in alto e di traverso, la volontà di qualcosa …
Guardò la tela. Era confusa. Con intensità repentina, come se per un istante tutto le apparisse chiaro, tirò una linea lì, nel centro. Era fatto; finito. Sì, pensò, mettendo giù il pennello spossata, ho avuto la mia visione.

Sono alcune frasi, non continue, della conclusione di “Al faro” di Virginia Woolf e, in qualche modo, possono servire a penetrare la pittura di Ileana Della Matera. Chi ne ha da qualche tempo una certa familiarità o chi vi si accosta con attenzione, rileva subito una delicata e cristallina coerenza, frutto di una ricerca consapevole guidata dal bisogno di esprimere valori e di aprire un mondo interiore. Linee curve, colori pastello dalla consistenza materica, sentimento forte della vitalità e della natura in una dimensione sublime stativa o dinamica; o meglio, stativa e dinamica; infatti, dovunque, è visibile il movimento, il vortice, ma esso sembra culminare, estinguersi in una forma composta, indifferentemente vele, fiori, un faro. Così la gestualità astratta della mano che guida il pennello, liberando energie, sfocia nelle forme definite del figurativo della tradizione. Esse hanno un rigore deciso, ma delicato che conferisce a quest’arte un tocco tipicamente femminile, lontano però da ogni leziosità e da ogni maniera. Non c’è insomma il compiacimento pittoresco per l’oggetto, ma l’oggetto è lì, nella sua ferma delicatezza, ad indicare se stesso e altro. La realtà è qualcosa in eternamente in movimento che si modifica, rapisce e trascina; ma alla fine del vortice non c’è la distruzione, il caos, bensì una forma armonica, un talismano che salva, un correlativo del sentimento, il desiderio appagato di ogni slancio esistenziale, che coglie quasi di sorpresa, che permette alla pittrice di avere la sua visione, indispensabile a finire il quadro.
Il faro, i fiori sono elementi rilevanti, simboli ricorrenti nella visione delle cose di Ileana, ma essi possono, senza difficoltà , trasformarsi in altro, ritornare a spire di colore che li hanno generati. Per quanto manifestano una lievità che li rende appena appoggiati, quasi sfioranti il mosso piano che li regge. Allo stesso tempo, però, hanno una loro corposità creata dal colore, una tagione che li rende concreti e simbolici. Non c’è infatti una dissoluzione tra realtà e simbolo, ma essi vivono in una continua dialettica, dove il tangibile non può sussistere senza l’ideale così come l’ideale senza tangibile. Tale dialettica ha una natura fluida, come l’acqua tanto presente in questa pittura, che comporta un incessante trascorrere da un elemento all’altro, da una figura all’altra.
Il passaggio può essere avvertito come doloroso, trascinante; ma questa è solo una momentanea impressione, una specie di sensazione che si deve pagare con il tempo, in cui tutti noi mortali siamo immersi. La conclusione, il momento finale è invece rasserenante, portatore di sicurezza, perché consiste in una forma classica e definita, armonica e piacevole. Nel libro della Woolf all’azione distruttrice e turbante del tempo segue il raggiungimento e la visione del faro. Lo stesso avviene qui: Ileana, come Lilly Briscoe, ha la sua visione che le permette di passare dall’informe alla forma, che consiste in un ordine momentaneamente ricomposto il quale solo consente di raggiungere il fine, concludere l’operazione sulla tela. Si tratta della forma recuperata dopo o subito di seguito alla fase astratta e informale: le linee dei vortici, perciò, si definiscono quasi spontaneamente a creare la figura. Da tutto ciò emerge una forza immanente alla realtà che conduce al valore e che la pittrice, attraverso la sua indagine, riesce a cogliere e a portare alla luce. E questo ricorda altre concezioni dell’arte che si sono proposte nella storia e ricorda proprio il conoscere per epifanie o momenti d’essere tanto peculiare alla Woolf.
In questo momento dove pochi sanno dove andare, dove i punti di riferimento sono quasi assenti, Ileana ha ben chiaro il suo percorso e la sua visione consiste soprattutto di elementi rispecchianti, dove cielo e acqua si intercambiano e si fondono, riflettendosi l’uno nell’altro e creano una trama di linee che sfocia quasi magicamente nelle immagini del reale. L’impressione di una mano rapinosa che prima conduce con paura in zone incerte e instabili, ma, superato l’attimo di sgomento, adagia nelle bellezze armoniche della vita.

 

Eugenio Salvino

Piona 2008